Archivi tag: thailandia

Chiang Mai e Nuvole – parte 3

Per ragioni di tempo (non basta mai) e di memoria (non basta mai) questo post andrà in onda in una versione condensata o almeno questa è la mia intenzione.

Questo mese Thailandese ha comportato queste attività

  •  Fase di sbigottimento iniziale
  •  Shock culturale
  •  Lavoro
  •  Weekend di relax
  •  Lavoro
  •  Weekend di relax (alle isole di phuket)
  •  Lavoro
  •  Weekend di relax
  •  Lavoro
  •  Weekend di relax
  •  Lavoro e ritorno in italia 😦

Ritmo e cadenza

Lo stile di vita cambia radicalmente quando uno vuole provare a fare il nomade digitale. Nonostante le migliori intenzioni, i tuoi ritmi sono legati al lavoro che svolgi, nel mio caso essendo consulente seo non è che potevo essere completamente sconnesso dai miei clienti italiani.

Il vantaggio/svantaggio principale è che essendoci +sei ore di differenza di fuso orario, le mattine potevo dedicarle ai miei progetti personali (che portavo avanti con il mio amico Leonardo che vive li) e al pomeriggio potevo seguire i clienti italiani.

La postazione lavorativa

Non erano tutte rose e fiori, il co-working dove avevo preso una scrivania per un mese (nemmeno usata tutta, perchè non l’ho fatto dal primo giorno e non c’erano slot intermedi tra la giornata e il mese intero) chiudeva alle 18 (ore locali) cioè alle 12 ore italiane. In alcuni casi ho dovuto porre rimedio andando a scroccare la connessione al McDonalds (che teneva l’aria condizionata a -50) oppure in una specie di caffè nero della Tailandia, che dava 3 ore di connessione con ogni consumazione.

Ma questi sono dettagli insignificanti, l’esperienza in generale è stata magnifica.

Tra le cose che ho visto

Il capodanno cinese

tutti in strada!

Una festona termonucleare globale, perché la Tailandia risente parecchio dell’influenza culturale della Cina. In questi giorni ci sono un sacco di chioschetti per strada dove prendere cose da mangiare, dove comprare oggetti di vario tipo, ci sono spettacoli pirotecnici, danze, pinzillacchere e tricche tracche. (compresi alcuni posti che vendono insetti fritti. Yuck!)

lo so che dovrebbero essere come i gambetti ma…

Insomma è tipo una allegra festa del sud Italia, meno i piatti rotti e i colpi di pistola sparati rasoterra (anche perché qua ti rispondono i militari e non è bello).

La festa dei fiori

Altro evento di aggregazione, caratterizzato da sfilate di carri non allegorici, ma quasi sempre legate a eventi, personaggi, storia, fatti interamente di fiori. In molti casi credo che i riferimenti fossero legati al Re morto l’anno precedente, di cui non riesco a pronunciare il nome.

dsr

Le isole di Phuket

Questa è stata una vera a propria blitzkrieg. L’ho proposta a Leonardo qualche giorno prima di arrivare e abbiamo iniziato a pianificarla appena superato il mio shock culturale. Per l’organizzazione ci siano fidati dell’amico di un mio amico (Dive link phuket) che ha aperto già da qualche anno una attività di rivenditore di viaggi organizzati.

In buona sostanza abbiamo visto tutto il vedibile in due giorni super intensi: bellissimo anche se mi sembrava che fosse passata una settimana quando siamo tornati al porto. Questo viaggio richiede un post a se stante, che farò prossimamente.

Il complesso dei templi di Doi Suthep e i giardini collegati

Niente da dire, spettacolari e molto partecipati dalla popolazione locale (ho anche rischiato di sfracellarmi un paio di volte, ma pazienza). Siamo arrivati in Uber alla zona del tempo e siamo scesi a piedi con la frase di Leonardo “da questa parte non sono mai sceso, vediamo cosa c’è”: c’è Chiang Mai, solo che ci si arriva a piedi dopo molta strada. In compenso alla fine abbiamo trovato un posto che fa cucina messicana e ho preso un burrito infinitamente grande (accidenti alla mia capacità di mettermi nei guai)

…vediamo dove si arriva…

Un centro massaggi come si deve (Lila Thay)

Dove siamo tornati più o meno ogni weekend, perché le signore del centro ci strizzavano come panni  bagnati. Io sono arrivato in Tailandia con acciacchi e dolori legati al cazzo di gelo che c’era stato a gennaio, sono ripartito senza dolori e mi muovevo flessuosamente come slenderman che usano talvolta i venditori di auto usate.

Nb: senza “lieto fine”.

Altre cose da segnalare:Le uscite dalla comfort zone

Ci sono quei momenti in cui devi arrangiarti e quando questo succede, impari cose nuove, acquisti confidenza in te stesso.

In molti casi è stato facile stare in Tailandia perché c’era molto spesso Leonardo che conoscendo un poco di  lingua locale ed essendo li dà un anno e mezzo, sapeva già come muoversi.

Io invece sapevo a malapena l’inglese (che loro non parlano) e sapevo solo dire grazie.

Ci sono stati due momenti peculiari in cui ho capito che dovevo imparare qualcosa di nuovo:

Momento 1: la piscina

C’era una piscina all’interno di un complesso polisportivo, Leo me ne aveva parlato perché ci era andato anche lui quando abitava nella mia guest house. Io volevo andare in piscina, perché dopotutto stare in mezzo alle montagne non è proprio il massimo e dopo il viaggio alle isole avevo ancora voglia di stare in acqua. Così dopo quasi due settimane che ero in thailandia, mi sono deciso ad andare a vedere di persona, perché (scandalo e terrore, di notizie online in inglese non se ne trovavano).

Armato delle migliori intenzioni sono entrato un pomeriggio e ho trovato un cartello che grossomodo indicava gli orari e il prezzo, in un inglese comprensibile. In pratica con circa 2 euro potevo entrare e stare quanto volevo. Niente turni. Niente corsi. Niente certificati medici.

…a volte basta poco…

La mattina del 6 febbraio sono ritornato, ho dato 60 Bath(2 euro) ad una signora e con il mio sacco nautico, il mio asciugamano e la custodia per andare in acqua con il cellulare mi sono tuffato.

Goduria!

Ed era una goduria. Alle 9 del mattino per me l’acqua era già perfetta, mentre per i thailandesi probabilmente era troppo fredda. In piscina non c’era mai nessuno, solo UN giorno c’è stato un altro occidentale che però è andato via quando sono entrato io.

Nei giorni a seguire e fino al giorno prima della partenza mi sono sempre fatto i miei 40-45 minuti di nuovo al mattino, che mi hanno fatto capire di essere una persona molto fortunata e mi hanno anche fatto perdere peso (nonostante quello che ho mangiato).

Momento 2: il pranzo fuori dal co-working 4 giorni prima della partenza

Alcuni giorni andavo a lavorare da Leonardo, altri giorni stavo per conto mio. Il co-working non offriva grandi alternative per il pranzo: un caffè chiamato “Amazon” che aveva solo schifezzuole dolci, un seven eleven che per carità aveva delle cosine sfiziose, ma prima o poi temevo che mi sarebbe esploso il fegato e poi c’era una specie di chiosco con dei tavoli di fronte.

Quello che mi aveva fermato dall’andarci fino ad almeno a quel momento è che il menù esposto fuori era solo in thailandese, di cui capivo solo i prezzi. E mi ero fatto un sacco di problemi. Cosa succede se non riusciamo a capirci? Loro non possono dire che non capiscono o che non hanno qualcosa. Magari mi portano qualcosa di schifoso e non so come rifiutarlo. Che imbarazzo.

…io capisco solo il numero di telefono…

Un giorno vedo uscire un uomo e una donna vestiti in giacca e tailleur e quindi mi dico “beh, non sarà completamente una bettola se ci vanno due persone che lavorano in ufficio…”.

Per cui faccio il tentativo, ma mi preparo al peggio.

Mi scarico una foto di un classico piatto con noodles, uovo e pollo.

Mi avvicino alla cuoca/cassiera e le chiedo se parla inglese.

A cenni mi fa capire che non lo parla.

Ok, estraggo il cellulare e le faccio vedere la foto del piatto.

Annuisce e dice “chicken, egg, onion?”

Io faccio si con la testa e faccio il gesto universale di Arhur Fonzarelli.

E dopo 10 minuti mi arriva al tavolo un piattone di noodles con tanto di verdurine saltate leggermente.

Smells like victory!

E’ una bontà. Sarà una bettola, ma questo piatto di noodles di riso, pollo, uovo e verdure ha un condimento di vittoria che lo rende insuperabile.

Vado alla cassa, la signora non sa dirmi il conto, me lo mostra sulla calcolatrice: sono 35 bath. Meno di UN EURO.

Gliene lascio 50, mi sento un lord e torno al lavoro sorridendo.

E il giorno dopo ci ritorno e ne prendo due piatti. Sempre ottimi.

Menzione speciale: la culo-pistola.

La culo-pistola è un accessorio dei bagni thailandesi (e da quello che mi dicono anche in altri bagni asiatici, escluso il giappone dove c’è il washlet). Si tratta di un uno spruzzino che serve per lavarsi le terga ad alta pressione.

spruzzz

Dopo un poco diventa un accessorio inarrivabile. Il bidet è come se fosse una carrozza a vapore confrontata con una Prius. (E il washlet è una Tesla, ma vabbè).

That’s all folks!

Grazie a quelli che mi stanno ancora leggendo!

Per questa volta è tutto, il prossimo post parlerò dell’esperienza alle isole attorno a Phuket e in un altro ancora sarà un tour gastronomico di quello che abbiamo trangugiato.

Annunci